”Una strada, un personaggio, una Storia”: Cagliari, via San Paolo (di Tarso)

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

di Annalisa Pirastu

Paolo di Tarso, nato con il nome di Saulo  è stato uno scrittore e il primo teologo cristiano. La sua nascita è collocata attorno al 5-10 d.C. È stato il principale missionario del Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani. Secondo i testi biblici Paolo era un ebreo ellenizzato di cittadinanza romana di ceto agiato medio-alto.

Non conobbe Gesù sebbene vivessero nello stesso periodo. Mentre, si recava a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani si narra che, avvolto da una luce fortissima udisse la voce di Dio. Reso cieco dalla luce, vagò per tre giorni e fu poi guarito dal capo della comunità cristiana della città. L’episodio diede inizio all’opera di evangelizzazione di Paolo.

Paolo si scontrò con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti, l’osservanza della legge ebraica e la circoncisione. Paolo si oppose e fu fatto imprigionare dagli ebrei a Gerusalemme, con l’accusa di turbare l’ordine pubblico. Appellatosi all’imperatore fu condotto a Roma e messo agli arresti domiciliari, continuando però la sua predicazione.

L’influenza di Paolo nell’elaborazione della teologia cristiana è enorme. I Vangeli narrano parole e opere di Gesù, le lettere paoline definiscono i fondamenti del valore salvifico dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione, ripresi poi dai cristiani dei millenni successivi.Non esistono riferimenti archeologici o testimonianze di autori non cristiani che si riferiscano alla vita e all’operato di Paolo.

Paolo si autodefinisce apostolo, traslitterazione del termine greco «inviato». Nel Nuovo testamento però il titolo è attribuito ai dodici apostoli di Gesù di cui Paolo non fece parte.Conosceva l’ebraico mentre la lingua vernacolare degli ebrei in Palestina, tra i quali Gesù, era l’aramaico. Le lettere di Paolo sono in  greco, lingua franca.

Paolo non apparteneva a nessuna delle classi sacerdotali che gestivano il culto del tempio di Gerusalemme. Egli si definisce Fariseo. I Farisei si formavano in scuole collegate alle sinagoghe. Dalle lettere di Paolo traspaiono i metodi argomentativi delle scuole rabbiniche.

Il successo della sua predicazione con la fondazione di chiese in Grecia e Asia e l’ influenza che aveva sulla Chiesa di Gerusalemme mostrano che, grazie al suo carisma, era identificato dagli avversari ebrei, come capo del cristianesimo.

La ricostruzione della vita e ministero di Paolo, come per tutti i personaggi del Nuovo Testamento, incluso Gesù, è in gran parte ipotetica.È possibile che la persecuzione ebraica e Paolina sia stata più una questione giuridico-religiosa, finalizzata alla scomunica e all’interdizione dei cristiani dal culto della sinagoga e del tempio, che un sistematico eccidio.

Paolo compì tre viaggi missionari collocabili nella seconda metà degli anni quaranta.  I destinatari della sua predicazione furono principalmente gli Ebrei ma anche i pagani.L’interpretazione della “conversione” per il suo carattere soprannaturale e miracolistico che ha come protagonista Gesù risorto,  porta gli studiosi non credenti, a negarne il valore storico.

Prima di Paolo le comunità cristiane erano composte prevalentemente da Ebrei che avevano accettato la messianicità di Gesù e la sua risurrezione, ed anche pagani convertiti che erano estranei dalla tradizione ebraica e non erano circoncisi.

La necessità della circoncisione doveva secondo alcuni essere imposta. Gesù non forniva indicazioni su una delle due posizioni benchè fosse un ebreo circonciso, osservante la Legge ebraica.

A Gerusalemme la discussione sulla circoncisione, vide la vittoria della posizione Paolina. Ai nuovi convertiti non occorreva imporre la legge ebraica ma solo alcune norme fondamentali. Durante uno dei suoi viaggi Paolo fu accusato, di predicare “contro la legge” e di aver introdotto un pagano nel tempio riservato agli Ebrei.

Ne derivò un tumulto nel quale Paolo rischiò il linciaggio. Intervenne un tribuno romano, che lo salvò. Alcuni giudei ordirono un piano per uccidere Paolo. Il tribuno lo fece trasferire a Cesarea.

A Cesarea il sacerdote Anania e alcuni Giudei, lo accusarono di fronte al governatore, che non si pronunciò, permettendogli durante la detenzione, una certa libertà. I governatori romani non si pronunciavano sulle questioni religiose ebraiche, a loro indifferenti.

Due anni dopo, ebbe luogo un secondo processo contro Paolo. Il nuovo governatore mostrò incertezza, e Paolo si appellò all’imperatore convinto della sua innocenza. Paolo rimase a Roma almeno due anni.  Quello che successe in questi due anni sino alla morte di Paolo, non è noto con certezza

Secondo la versione tramandata da Epifanio di Salamina, eresiologo del IV secolo, gli Ebioniti ritenevano che Paolo, giunto a Gerusalemme, si fosse innamorato della figlia del Sommo Sacerdote e si fosse convertito all’Ebraismo per poterla sposare. Rifiutato, si accostò al neonato movimento cristiano e iniziò a predicare contro la circoncisione e la legge ebraica.

Aderì al Cristianesimo elaborando una religione nuova centrata nella morte di Gesù, come un sacrificio mistico, nella quale confluirono elementi delle religioni misteriche elleniste e del Giudaismo. Paolo riteneva imminente la fine del mondo e l’istituzione del Regno di Dio.

Paolo avrebbe ideato molti concetti chiave del Cristianesimo ripresi poi sia dai vangeli che dai testi cristiani neotestamentari. In tale ottica, il fondatore del Cristianesimo sarebbe Paolo, non Gesù. Secondo la tradizione cristiana Paolo morì a Roma decapitato durante la persecuzione di Nerone,  nel 67 d.C..

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