Barumini:  il digitale per valorizzare il patrimonio culturale sardo

È quanto  emerso nel convegno di Barumini  “Le tecnologie della realtà virtuale e del gaming applicate ai beni culturali: opportunità e volano di sviluppo territoriale”, tenutosi nell’ambito della quarta Expo del turismo culturale in Sardegna

redazione

“I nuovi strumenti digitali sono fondamentali per valorizzare e promuovere un patrimonio archeologico e culturale unico come quello della Sardegna. Una fruizione innovativa dei beni culturali può anche attrarre in Sardegna quei turisti più giovani che ora preferiscono altre mete e creare nuovi motivi di vacanza da cui nascano occasioni di sviluppo per i nostri paesi”. Lo ha detto a Barumini l’assessora del Turismo, Artigianato e Commercio nell’intervento che ha concluso il convegno “‘Le tecnologie della realtà virtuale e del gaming applicate ai beni culturali: opportunità e volano di sviluppo territoriale”, tenutosi nell’ambito della quarta Expo del turismo culturale in Sardegna.

Dal mondo digitale opportunità promozionali inedite. Creatori di videogame, esperti di tecnologie digitali e piattaforme di realtà virtuale, amministratori locali e esponenti del MiBact come il direttore del Museo Archeologico di Cagliari Roberto Concas, col coordinamento del giornalista Andrea Frailis, si sono confrontati su come il nuovo mondo digitale possa aprire scenari inediti e dalle molteplici potenzialità per la valorizzazione dei beni culturali e archeologici della Sardegna. Dalla voce di Fabio Viola, creatore del gioco “Father and Son”, realizzato in collaborazione col Museo Archeologico di Napoli e giunto a oltre un milione di download, a quella di Marco Vigelini, mentor italiano di Minecraft, il videogioco più popolare tra bambini e ragazzi e sorta di Lego che al posto dei mattoncini usa i pixel per creare interi mondi, a quella di Giuditta Mauri, che ha illustrato le potenzialità del Geocaching, la caccia al tesoro virtuale che sfrutta il GPS degli smartphone, gli esempi concreti di come dall’hi-tech arrivino ricadute reali sul territorio. 

Contaminazione di competenze. “La tecnologia – ha detto Argiolas – è il perfetto trait d’unione tra un patrimonio millenario e una nuova fruizione che utilizza strumenti contemporanei e nuovi linguaggi. Alla tutela e valorizzazione del paesaggio ambientale, culturale e produttivo dobbiamo aggiungere quelle del paesaggio digitale perché il mondo cambia sempre più velocemente e la sfida è quella di contaminare le competenze, anche apparentemente lontane. Oggi più che mai è necessario che la governance dei siti culturali coinvolga figure sintonizzate con i linguaggi digitali: i numeri ci dicono che in Sardegna arrivano in prevalenza viaggiatori tra i 45 e i 50 anni mentre quelli tra i 18 e i 30 anni vanno altrove. La narrazione della mitologia che è insita in una storia millenaria e stratificata come quella della Sardegna deve trovare dunque strumenti nuovi e codici contemporanei, in grado di arrivare ai giovani. Siamo una regione con un distretto ICT molto forte: l’esperienza del Contamination Lab e gli esempi sardi presentati oggi ci dicono che in Sardegna possono nascere start up innovative capaci di diventare imprese di successo”.

Offerta di vacanza diversa Il potenziamento del turismo culturale è uno snodo fondamentale per la creazione di nuove stagionalità. “Occorre un cambiamento culturale che ci permetta finalmente di integrare le progettualità che nascono dal basso, dalle comunità locali, per creare una offerta di vacanza diversa, capace di generare presenze e pernottamenti sui mesi primaverili e autunnali. L’attrattore culturale da solo non basta: un sito straordinario come Su Nuraxi, di cui celebriamo il ventennale dall’iscrizione nel patrimonio Unesco, totalizza circa 100 mila visitatori, un numero equivalente a quello delle presenze nelle strutture ricettive di tutto il Medio Campidano, coste comprese, in tutto l’anno. Quindi dobbiamo lavorare su un’offerta integrata che alla cultura affianchi l’enogastronomia, le tradizioni, le nostre identità, racconti una Sardegna diversa da quella balneare ed esotica e possa diventare motivo di vacanza a metà ottobre. Soltanto così, il segmento del turismo culturale da complementare potrà diventare autonomo e vantare numeri significativi.”

Integrazione tra le politiche. In questa prospettiva, il ruolo dell’assessorato del Turismo è quello di “fare da collante tra le politiche ambientali, culturali, agroalimentari portate avanti dall’amministrazione. Non basta più – ha concluso l’assessora – la pagina pubblicitaria sui giornali, serve invece un raccordo tra le azioni politiche, i progetti locali e le loro ricadute territoriali, come l’esperienza della programmazione territoriale sta dimostrando. Ma servono una consapevolezza e una visione chiara, anche soprattutto da parte dei Comuni, perché le risorse disponibili diventino motore di sviluppo e consentano di sfruttare al meglio le nuove opportunità offerte dal digitale.”

 

 

 

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