The Rappers’ Paradox

di Annalisa Pirastu

Siamo circondati dai paradossi. Ce ne sono a migliaia se non a milioni.
Catch 22 è il mio preferito. Catch 22 spiega che la preoccupazione per la salvezza di fronte a un pericolo reale e immediato è frutto di un processo mentale razionale.

Il militare Orr nel libro Catch 22, per smettere di volare doveva solo chiedere di essere esonerato dalle missioni di guerra perché si rendeva conto che la sua salvezza era in pericolo. Ma chiedere di essere esonerato significava che non era pazzo, perché si rendeva conto del pericolo.

Orr doveva essere pazzo per continuare a volare, e sano se non lo voleva fare, ma se era sano doveva continuare a volare. Se continuava a volare era pazzo e lo si poteva esonerare, ma se non voleva volare era sano e di conseguenza doveva volare, ecc ecc.

Il paradosso di oggi è meno cervellotico ed è il paradosso dei cantanti rappers. Ragazzi che a vent’anni guadagnano l’equivalente del PIL sardo. Ragazzi di borgate degradate che sdoganano errori grammaticali “Non LA credo a sta scema.” ( Capo Plaza)
Ragazzi proprio con la “i” perché ragazze rappers…ma chi le conosce? Ragazzi che ti commuovono perché è alla mamma, che dicono che vanno in hotel 5 stelle.

“Devo calmarmi, devo calmarmi” cantano. Ragazzi che ansimano dalla paura di perdere gli affetti, mentre corrono verso una montagna di denaro.

Il loro paradosso è che dalla cima della montagna scoprono che la loro voce non si sente più.
Gli franano sotto i piedi le realtà che li hanno portati lì. Si sgretolano, sotto ogni paia delle mille scarpe che ormai affollano i loro armadi, i sogni irraggiungibili che li ‘arrabbiavano’.

Il loro talento si è diluito nell’acqua ragia dove hanno scaricato il colore dai loro pennelli.
“Fatti da parte, fatti da parte” cantano.Un presagio che li inchioda all’impossibilità di dipingere un mondo dove sono ormai scomparsi come protagonisti.

 

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