Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – via Giovanni Pierluigi da Palestrina

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

di Annalisa Pirastu

La via Giovanni Pierluigi da Palestrina è la perpendicolare di via Pergolesi.

Giovanni Pierluigi, figlio di Sante, nacque presumibilmente a Palestrina, l’antica Praeneste vicino Roma. L’anno di nascita del compositore è stato proposto in base a un elogio commemorativo scritto dal contemporaneo, Melchiorre Major, nel quale si affermava che al momento della morte Palestrina aveva 68 anni.

Palestrina svolse quasi tutta la sua attività musicale a Roma. Un documento del 1537 riporta infatti il nome di «Joannem da Palestrina» tra i putti cantori della Basilica di Santa Maria Maggiore.

Il suo primo incarico fu come organista della cattedrale di S Agapito a Palestrina, nel 1544, dove insegnò il canto ai canonici e ai bambini cantori e a Palestrina, nel 1547, sposò la conterranea Lucrezia Gori da cui avrà i figli Rodolfo Angelo e Iginio

Ne 1551, il vescovo di Palestrina, Giovanni Maria del Monte fu eletto papa e Palestrina diventò magister cantorum della cappella Giuliae e dal 1553 magister cappellae.

Nello stesso anno  il compositore dedicò al pontefice la sua prima pubblicazione: il libro delle messe contenente 4 messe a 4 voci. Queste messe, nella prima e nell’ultima delle quali Palestrina mostra la sua profonda perizia nel contrappunto di scuola fiamminga, collocarono Pierluigi , non ancora trentenne, tra i primissimi e più esperti compositori dell’epoca.

Palestrina fu ammesso dal pontefice tra i cantori della cappella papale senza chiedere il consenso ai cantori, che erano gelosi del loro privilegio.

Morto papa Giulio III e concluso il brevissimo regno del successore, nel 1555 il nuovo papa Paolo IV, chiese e ottenne le dimissioni di tutti i cantori sposati, tra cui Palestrina, concedendo però loro una pensione. Il mese successivo Palestrina fu assunto come maestro di cappella a San Giovanni in Laterano

Egli lascerà l’incarico nel 1560, portando via con sé anche il figlio Rodolfo, cantorino del coro. Dal marzo 1561, trovò un nuovo impiego presso la Basilica di Santa Maria Maggiore.

Tra il 1561 e il maggio 1564 preparò e diede alle stampe una prima raccolta di 36 mottetti a 4 voci, in cui si nota già un cosciente avviamento verso uno stile più puro, consono alle esigenze in quel tempo insorgenti nella Chiesa romana, riguardo alla musica sacra.

Risale a questo periodo la composizione della famosa Missa Papae Marcelli la cui importanza è legata al Concilio di Trento. Palestrina presentò a Pio IV tre messe di sua composizione, tra le quali una scritta già al tempo di papa Marcello II e a lui dedicata, riuscendo a convincere il pontefice che il significato delle parole sacre poteva risaltare chiaro ed evidente pur nello stile contrappuntistico e che quel canto così puro e commovente poteva giovare grandemente allo stesso culto chiesastico.

Pierluigi da Palestrina si poneva così nel miglior modo a capo della riforma voluta da Pio IV e dai suoi ispiratori.

Nel 1566 Palestrina divenne maestro del neonato seminario romano, riuscendo nel contempo a prestare servizio anche per il cardinale Ippolito II d’Este dal 1567 al 1571.

La sua fama di compositore, già largamente attestata dai contemporanei, gli procurò offerte di lavoro dall’aristocrazia sia italiana che straniera. Guglielmo Gonzaga fu tra i più grandi ammiratori e finanziatori di Palestrina,

Nell’aprile del 1571, alla morte di Giovanni Animuccia, Palestrina tornò come maestro in Cappella Giulia, mantenendo l’incarico sino alla fine dei suoi giorni.

La fama di P. si diffondeva intanto sempre più e acquistava nuova luce con la pubblicazione del primo libro dei mottetti a 5, 6, 7 voci (1569) contenente 33 mottetti, mirabili per la novità e la freschezza delle frasi, per la continua varietà ritmica, per l’alternanza dei procedimenti omofoni e polifonici.

L’altra pubblicazione del tempo nel 1570, fu il terzo libro di messe, dedicato al re di Spagna e contenente 8 messe a 4, 5 e 6 voci. Alcune messe debbono però risalire ai tempi pretridentini e questa scelta fa pensare che Palestrina le avesse pubblicate per dimostrare la sua profonda perizia contrappuntistica a coloro i quali imputarono forse a lui di avere più fantasia che scienza.

Tra il 1572 e il 1575, a causa di un’epidemia morirono i figli Rodolfo e Angelo.

Qualche anno dopo morì la moglie Lucrezia. Palestrina allora chiese e ottenne di prendere la tonsura ma, pochi mesi dopo sposò una ricca pellicciaia vedova romana, Virginia Dormoli.

La nuova agiatezza permise al compositore di riprendere la serie delle sue pubblicazioni. Nel 1577 il maestro fu incaricato da Gregorio XIII della revisione dei libri di canto gregoriano, ordinata dal Concilio di Trento e poi da Pio IV. Il lavoro mirava a liberare il canto gregoriano dai barbarismi (confusione di sillabe e note brevi e lunghe), da oscurità e contrarietà (casi di dubbia lettura) e da superfluità (incertezze della collocazione del testo sotto i neumi).

Dal 1581 alla morte, e cioè in 13 anni, stampò 4 libri di messe, 3 di madrigali, 3 di mottetti, 2 di offertori, 2 di litanie, uno di lamentazioni, uno di inni, uno di Magnificat. Nel volume di madrigali a 5 voci c’erano 26 composizioni che l’autore chiamò canzoni spirituali, in forma semplice, quasi dialogata, e stile intermedio tra la polifonia e l’omoritmia.

Negli ultimi anni di vita, Palestrina accrebbe ulteriormente la sua fama, e fu considerato il massimo compositore esistente.

Palestrina fu stimatissimo sia in vita che dopo la sua morte; le sue composizioni assursero a modello insuperato della polifonia vocale sacra rinascimentale della Chiesa Romana

La produzione, per la maggior parte sacra, fu cospicua, anche rispetto a quella di famosi e prolifici compositori dell’epoca. Scrisse almeno 104 messe, superando ogni altro compositore contemporaneo si devono aggiungere più di 300 mottetti, 68 offertori, 72 inni, 35 magnificat, 11 litanie e 4 o 5 lamentazioni. Compose poi oltre 140 madrigali su testi sacri e profani.

Morì il 2 febbraio 1594 e venne inumato nella Basilica di San Pietro. Ai suoi solenni funerali parteciparono anche i più celebri musicisti del tempo.

 

 

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